La ‘supertecnica’
Fare del teatro un luogo di soglia ed infine di fuga. La tecnica di recitazione si fà supertecnica per dileguare a se stessa per non dire di più “guarda la tecnica”.
La macchina attoriale deve perciò essere prossima ad uno stato di perfezione estatica, sì da essere strumento degno di questa fuga incostistente.
Ma la salita sul palco non comporta l’atteggiamento positivistico del darsi da fare e dell’agire. L’attore non è colui che fà ma colui che riceve. E’ colui che viene ‘tolto’ , il cui corpo è consunto dallo sguardo ustorio degli astanti e il cui sangue auricolare è corrente emorraggia, libagione al palco. Lo stare dell’attore sul palco è, appunto, uno ‘stare’. Un essere palco al palco. Cioè porre una domanda ancora più forte alla domanda che il palco pone ogni qualvolta lo si sale.
Non si può dare risposta al palco.
“Attore”: il nome non è esatto
Romeo Castellucci
Tecnicamente tale “spazio teatrale” sarà frontale;
testo e attori di fronte al pubblico: l’assoluta parità
culturale tra questi due interlocutori, che si guardano
negli occhi, è garanzia di reale democraticità anche
scenica.
Il teatro di Parola è popolare non in quanto si rivolge
direttamente o retoricamente alla classe lavoratrice,
ma in quanto vi si rivolge indirettamente e realisticamente
attraverso gli intellettuali borghesi avanzati che sono
il suo pubblico.
Il teatro di Parola non ha alcun interesse spettacolare,
mondano ecc.: il suo unico interesse è l’interesse culturale,
comune all’autore, agli attori e agli spettatori; che, dunque,
quando si radunano, compiono un “rito culturale”.
Manifesto per un nuovo teatro
PierPaolo Pasolini